| Si è svolto nei giorni scorsi l’incontro “Le responsabilità della comunicazione nella difesa della vita nascente” a cui Movimento per la vita, Forum delle associazioni familiari e Scienza&Vita hanno invitato gli operatori della comunicazione per riflettere sul modo di far emergere nel dibattito sociale e culturale l’assunto del “favor vitae” insito nelle leggi e nel comune sentire.
«Prima ancora di modifiche alla legge 194 o di nuove iniziative legislative» spiega Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita «noi chiediamo che venga affermato con chiarezza il principio che l’essere umano è tale e quindi portatore di diritti fin dal concepimento, da quando cioè la formazione del nuovo corredo genetico costituisce un individuo e quindi una persona assolutamente unica ed irripetibile. Perché questo concetto di uguaglianza abbia finalmente valore universale abbiamo bisogno di stringere una grande alleanza con i comunicatori, perché l’informazione e la verità prevalgano sugli schieramenti ideologici preconcetti».
«Per questo» aggiunge Francesco Belletti, presidente del Forum «raccoglieremo al più presto possibile le relazioni di questa mattina e cercheremo di farle giungere a tutti i giornalisti italiani. Di certo consegneremo il volume al garante per le comunicazioni ed ai presidenti dell’Ordine dei giornalisti e della Federazione della stampa in un incontro, che fin da ora chiediamo, con una delegazione delle tre associazioni »
É stata presentata anche la relazione sull’attività svolta nel 2009 dai 331 Centri di aiuto alla vita sparsi in tutt’Italia: il totale dei bambini sottratti nell’anno all’aborto sono stati 16mila, cifra che porta il totale dal 1975, anno di fondazione del primo Cav, a 120mila. Le donne incontrate ed assistite in molteplici forme nel 2009 sono state oltre 50mila.
«Queste cifre» conclude Casini «dimostrano che se tanto può fare un volontariato che non ha altro finanziamento se non quello di tanta gente di buona volontà, molto di più potrebbero fare le istituzioni e la società se finalmente si affermasse la “preferenza per la nascita”». |